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ORDINANZE-INGIUNZIONI LAVORO, DA ORA RICORSI SOLO AL TRIBUNALE

Con la circolare 4/16 del 29 dicembre 2016 l’Ispettorato nazionale del lavoro (Inl) riportava delle linee guida  in merito alla trattazione di eventuali ricorsi avverso gli accertamenti sulla sussistenza e qualificazione dei rapporti di lavoro, tralasciando eventuali criticità potenzialmente ravvisabili con l’applicazione del dlgs 149/15, con riguardo all’articolo 11 ad integrazione e modifica degli articoli 16 e 17 del precedente Dlgs 124/04.

La circolare non ha valore di legge, pertanto l’Ente che la produce fornisce un orientamento, una prassi che tuttavia non deve ignorare le leggi ed i regolamenti.

Il primo inconveniente da rilevare: la Circolare indica, erroneamente, una decorrenza dell’operatività delle nuove disposizioni dal 1° gennaio 2017, ignorando che l’articolo 22, comma 4, del dDpcm del 23 febbraio 2016, preveda che la decorrenza debba essere indicata con decreto del Ministro del Lavoro, d’intesa con il Dicastero dell’Economia, ad oggi non pervenuto.

Accertamenti perfezionati da Ufficiali ed Agenti di Polizia Giudiziaria

L’articolo 13 del Dlgs 124/04, individua gli interventi sanzionatori in materia di lavoro e legislazione sociale in quelli svolti dagli organi ispettivi del ministero del Lavoro e degli istituti previdenziali (commi 2 e 6) e quelli di altri organi ispettivi in possesso della qualifica di ufficiale e agente di polizia giudiziaria (comma 7).

L’articolo 16 del Dlgs 124/04 attribuisce agli Ufficiali ed Agenti di Polizia Giudiziaria (Guardia di Finanza, Carabinieri, Polizia di Stato, Polizia Locale), nell’ambito delle rispettive competenze istituzionali, l’autorità d’accertare violazioni punite con la sanzione amministrativa pecuniaria.

 

Ricorsi ammessi solo avverso le sanzioni amministrative pecuniarie

La nuova norma ammette il ricorso  avverso le sole sanzioni amministrative pecuniarie avanti al Direttore del competente Ispettorato Territoriale, entro 30 giorni dalla notifica dell’accertamento stesso.

Il ricorso amministrativo dovrà essere corredato dell’atto impugnato (anche per identificare esattamente l’autorità che lo ha emesso), nonché da ogni ulteriore documentazione utile per la decisione.

L’eventuale diffida ad eliminare l’irregolarità accertata interrompe i termini, per un pari periodo, ai fini della decorrenza dei 30 giorni utili per il ricorso.

Il ricorso deve essere definito entro 60 giorni dalla presentazione, trascorsi i quali si considera respinto (silenzio-rigetto). È tuttavia possibile ricorrere davanti al Tribunale entro 30 giorni da tale decisione o a seguito del silenzio-rigetto.

 

Accertamenti da parte degli ispettori del lavoro

Le violazioni in materia di lavoro e legislazione sociale, comprese quelle connesse alla sussistenza e qualificazione del rapporto di lavoro, accertate dagli ispettori del lavoro, sono disciplinate, rispettivamente, dagli articoli 14 (notificazione), 17 (rapporto al direttore dell’Ispettorato territoriale), 18 (scritti difensivi ed emissione dell’ordinanza) e 22, (opposizione entro 30 giorni all’ordinanza ingiunzione davanti al Tribunale) della legge 689/1981 e successi modifiche.

 

Accertamenti sulla sussistenza o qualificazione dei rapporti di lavoro

Il novellato articolo 17 del Dlgs 124/2004 non si riferisce più alle ordinanze ingiunzione (per le violazioni accertate) e agli accertamenti che abbiano ad oggetto la sussistenza e la qualificazione dei rapporti di lavoro, ma soltanto a tali accertamenti.

Il ricorso nei confronti tale atto sarà presentato all’Ispettorato interregionale del lavoro competente per territorio e deciso dal Comitato per i rapporti di lavoro.

Il ricorso va presentato entro 30 giorni dalla notifica degli atti e sarà deciso entro i successivi 90 giorni, il cui inutile decorso determina il silenzio-rigetto.